UTOPIA ROSSA |
Posted: 31 Jan 2012 10:31 AM PST
Sono fin troppo facili le metafore socio-politico-economico-culturali che si possono ricavare e sono state già ricavate dall’affondamento del Costa Concordia. Troppo facili anche gli accostamenti con il meglio e il peggio del neorealismo, la commedia all’italiana e tutti i loro sottoprodotti.
«La prima fase del dominio dell'economia sulla vita sociale aveva originato, nella definizione di ogni realizzazione umana, un'evidente degradazione dell'essere in avere. La fase presente dell'occupazione totale della vita sociale da parte dei risultati accumulati dell'economia, conduce a uno slittamento generalizzato dell'avere nell'apparire, da cui ogni "avere" effettivo deve desumere il proprio prestigio immediato e la propria funzione ultima. Nello stesso tempo ogni realtà individuale è divenuta sociale, direttamente dipendente dalla potenza sociale da essa plasmata. Le è permesso di apparire solo in ciò che essa non è.»
Naturalmente, quest’immagine è riconducibile a quasi tutto il primo capitolo del libro di Debord. E non poteva essere altrimenti, poiché «Nel mondo falsamente rovesciato, il vero è un momento del falso.»
Mi viene in mente, infine, Bruno Cortona, il personaggio di Gassman ne Il sorpasso, e penso che rispetto a questa donna, vittima compiacente ed efficace figurante della società dello spettacolo, persino l’atteggiamento opportunista del protagonista del film di Dino Risi («compro l’incidente») sarebbe stato più etico, in quanto reale e concreto, farabutto quanto ci pare, ma buttato molto di più sull’essere - per quanto frivolo - che non sull’avere o sull’apparire.
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