sabato 25 febbraio 2012
Il Lato Cattivo n.1
Presentazione della rivista "SIC" ad Atene
Blaumachen
[Elementi comuni nell'elaborazione teorica dei partecipanti al progetto “SIC”, presentati da un compagno di Blaumachen ad Atene, e diffusi in seguito a Parigi]
Nel corso delle sue lotte rivendicative, il proletariato attaccherà concretamente i mezzi di produzione in quanto tali, ovvero il loro carattere di mezzi di produzione (come fanno oggi, ad esempio, gli operai del Bangladesh quando rivendicano più salario; si può immaginare una generalizzazione di questa situazione). Se la rivoluzione procede come una reazione a catena, come una rivoluzione nella rivoluzione, questo attacco condurrà all'abolizione dei mezzi di produzione in quanto valore, cioè alla loro decapitalizzazione.
martedì 14 febbraio 2012
Note di lettura sul libro "Bisognerà ancora attendere"
Denis
Il capitale, avendo avuto il cattivo gusto di vincere soltanto a metà la sua più recente battaglia contro il proletariato, non ha saputo portare a termine la propria ristrutturazione: in tal modo si è messo stupidamente di traverso sul cammino della rivoluzione. “L'assalto proletario si produce allorché un ciclo di produzione raggiunge il suo culmine e comincia a entrare in crisi”: e noi ci ritroviamo oggi con la crisi senza il culmine. Finché il capitale non sarà infine capace di trovare un ruolo alla democrazia e allo Stato, finché non smetterà di oscillare tra garanzia e assistenza, dominando nuovamente lo spazio e risocializzando le folle, non ci sarà granché da fare, fuorché aspettare. Questo è, in sostanza, il discorso del libercolo di Gilles Dauvé e Karl Nesic
venerdì 20 gennaio 2012
Il democratismo radicale: una controrivoluzione che ci “riguarda”
Editoriale di «Théorie Communiste», n.14, dicembre 1997
La ristrutturazione del modo di produzione capitalistico si avvia verso il proprio compimento; nuove modalità di accrescimento dello sfruttamento si fanno strada. È ciò che alcuni definiscono “nuovi compromessi”.
Tutte le caratteristiche del processo di produzione immediato e della riproduzione della forza-lavoro, tutto ciò che faceva della classe una determinazione della riproduzione del capitale (ancoraggio dell'accumulazione alle aree nazionali, “ripartizione dei guadagni di produttività”, inflazione strisciante, servizi pubblici), tutto ciò che poneva il proletariato, tanto socialmente quanto politicamente, come un interlocutore nazionale – in breve, tutto ciò che fondava un'identità operaia – viene a essere eroso o sovvertito.
venerdì 13 gennaio 2012
Dalla Sinistra comunista alla «comunizzazione»
Gilles Dauvé
[Il testo che segue è stato pubblicato nel volume Gilles Dauvé [Jean Barrot], Le Roman de nos origines. Alle origini della critica radicale, A cura di Fabrizio Bernardi, Dino Erba, Antonio Pagliarone, Quaderni di Pagine Marxiste, Milano, 2010]
Un buon modo di approcciare i testi raccolti in questo volume è quello di vederli, anziché come una mera riflessione intorno a delle idee, come il prodotto di un’esperienza.
In due studi un tempo celebri, Kautsky e Lenin[1] – il secondo, riprendendo lo schema del primo – stabilivano quelle che per essi, erano le tre fonti del marxismo: l’economia politica inglese, la filosofia tedesca e il socialismo francese. L’idea centrale, comune a Kautsky e Lenin, era che il marxismo fosse nato non già dal seno della classe operaia, bensì dal genio di alcuni intellettuali di origine borghese: affinché un movimento socialista fosse possibile (si parlava poco di comunismo, prima del 1917), era necessario che la coscienza di classe venisse introdotta tra le masse lavoratrici dall’esterno, attraverso la mediazione di un partito. È soltanto sulla natura di quest’ultimo che Kautsky e Lenin divergevano.
Questa tesi è stata confutata abbastanza a fondo, e le sue implicazioni pratiche sono state sufficientemente studiate, affinché non vi si debba ritornare[2]. Ci limiteremo a sottolineare ciò che in essa vi è di fondamentalmente erroneo: inventare «il marxismo» significa ridurre una teoria a un corpo dottrinale; che questo sia poi destinato a essere volgarizzato dalla propaganda, non è che la conseguenza della separazione originariamente operata, tra le idee e la realtà sociale ad esse corrispondente.
A fair amount of killing
«Théorie communiste» e «Alcuni fautori della comunizzazione»
Il testo che segue fu redatto nel 2003, all'epoca della "seconda" guerra in Iraq. [NdR]
L'attuale guerra in Iraq, in quanto si pone come tappa e momento di accelerazione della globalizzazione della riproduzione del capitale, ha una posta mondiale. In questo riveste le stesse vestigia delle due guerre mondiali che hanno dato forma all’età contemporanea: lì, attraverso il secco ridimensionamento dei poli di accumulazione concorrenti rispetto a quello statunitense, si trattava d’imporre l’egemonia su scala planetaria della forma più avanzata dello sfruttamento capitalistico, maturata sulla base della sanguinosa sconfitta dell’istanza rivoluzionaria posta dal movimento proletario internazionale; qui, il superamento delle sovranità nazionali e delle logiche «geopolitiche» nel governo di una cert’area viene imposto come coronamento logico della controffensiva che il capitale, a partire dagli anni Settanta, ha opposto alle estese insorgenze sociali che, nei centri come nelle periferie, a Est come a Ovest, avevano sconvolto gli assetti regolamentati su base nazionale dal compromesso fordista e che, alla richiesta di sacrifici per «uscire dalla crisi», avevano allegramente risposto che l’Economia meritava soltanto di crepare.
lunedì 9 gennaio 2012
Della modestia che si conviene al lottatore sociale
Una lettera ai compagni
R.F.
Il testo che segue – scritto nell'estate 2010 e circolato nei mesi successivi in pochissimi esemplari cartacei – testimonia di una rottura avvenuta nell'ambito della corrente insurrezionalista “anarchica”. Tutt'altro che privo di difetti, esso intendeva porre molte fondamentali questioni ad un milieu di militanti, senza essere del tutto in grado di formularle con chiarezza. Oltre a ciò, le previsioni sul corso del capitalismo e sul destino del democratismo radicale si sono rivelate decisamente errate, come l'approfondirsi della crisi e la diffusione globale del movimento degli “indignados” possono attestare. Altri spunti – il rilievo dato alla rottura storica degli anni '70, la critica dell'attività militante etc. – sono più azzeccati. Sia come sia, questa lettera abbozzava una prima comprensione del processo rivoluzionario come comunizzazione da parte del suo autore: in ciò ha avuto una sua utilità. [NdA, gennaio 2012]
lunedì 2 gennaio 2012
Il comunismo: tentativo di definizione
Bruno Astarian (1996)
La crisi del programmatismo ci ha lasciati senza una visione positiva del comunismo. La bancarotta dell'affermazione del proletariato in quanto contenuto della rivoluzione, ha allo stesso tempo fatto fallire i piani, le società dei consigli e le altre dittature del proletariato, che rappresentavano la conclusione naturale delle analisi teoriche del movimento sociale e delle sue crisi. Il riconoscimento dell'impossibilità dell'affermazione del proletariato come soluzione alla crisi capitalista, ha per corollario una definizione del comunismo che – passando per la negazione del proletariato e non avendo dunque alcuna base attuale – deve necessariamente restare molto più astratta rispetto alle definizioni fondate sull'affermazione del proletariato. Nelle condizioni attuali, ogni ricerca di una definizione del comunismo deve rompere risolutamente con tutte le categorie che servono ad analizzare e criticare il modo di produzione capitalistico. Questa rottura, ad ogni modo, non è un salto arbitrario in un'utopia che si nutrirà delle piccole insoddisfazioni della vita individuale e collettiva presente. Essa piuttosto si appoggia sulla realtà della crisi delle categorie del capitale, che si manifesta e si manifesterà concretamente nell'attività di crisi del proletariato. Sono le modalità d'insurrezione del proletariato sulla base del blocco dell'accumulazione del capitale, a indicare le direttrici del superamento comunista della crisi capitalista.
domenica 1 gennaio 2012
Lettera sulla liberazione animale
Gilles Dauvé e altri (2000)
È impossibile determinare quando e come la storia ha preso la direzione sbagliata. Il primitivismo seleziona quei fatti che dovrebbero confermare le sue tesi, rigettando un aspetto della scienza (la storia tradizionale) in nome di altri aspetti che appartengono egualmente alla conoscenza capitalista (l'antropologia). Invece di rompere con il determinismo “marxista”, voi spostate l'enfasi dall'economia alle contraddizioni tra uomo e animale. Che sia scritto da Rousseau, da te o da me, ogni discours des origines dice molto di più sul suo autore che sul passato.
martedì 27 dicembre 2011
Sull'uso della violenza
Jean Barrot (1974)
Cari compagni,
l’approccio “marxista” usuale è senza dubbio non rivoluzionario (intendo pseudo-marxista).
La grande maggioranza della gente di estrema sinistra dichiara di condividere appieno la necessità di un'azione armata e di una guerra civile, in futuro. Per loro si tratta di un mero principio. Non si deve soltanto dire: se vuoi la pace preparati alla rivoluzione, ma anche: se vuoi la rivoluzione preparati alla guerra, la guerra civile.
È così facile cadere nel delirio che non si è mai troppo prudenti quando si tratta questo argomento. D’altro lato, la tendenza di molti gruppi politici che rifiutano di prendere sul serio il problema, va denunciata come reazionaria.
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