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| Daily newsletter sulla pena di morte nel mondo | |
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| In questo numero: | 1 febbraio 2012, anno 11, n. 23 |
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- PAKISTAN: CONDANNA CAPITALE PER BLASFEMIA
- INDIA: NUOVA CONDANNA A MORTE PER OMICIDIO
- IRAN: DUE IMPICCATI PER DROGA
- SIRIA: GIUSTIZIATO DISSIDENTE
- EMIRATI: DUE AFGHANI CONDANNATI A MORTE PER OMICIDIO
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| PAKISTAN: CONDANNA CAPITALE PER BLASFEMIA |
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| 30 gennaio 2012: un uomo accusato di blasfemia è stato condannato a morte e a dieci anni di carcere a Chakwal, Pakistan.
L’uomo, Soofi Mohammad Ishaq, originario della città di Talagang, era sotto accusa dal 2009.
Il giudice distrettuale di Jhelum lo ha condannato a morte, a dieci anni di carcere e al pagamento di una multa di 200.000 Rupie.
L’uomo ha vissuto negli Stati Uniti, dove ha prestato servizio come chierico. Al suo ritorno a Talagang, nel 2009, era stato calorosamente accolto da centinaia di seguaci.
A seguito di questi eventi alcuni suoi rivali hanno lanciato una campagna diffamatoria contro di lui e un giovane uomo di nome Asadullah, presumibilmente per conto dei propri mentori Deobandi (una corrente islamica radicale), ha sporto denuncia presso la stazione di polizia di Talagang contro Ishaq, accusandolo di bestemmia.
La polizia ha iscritto il caso di Ishaq come violazione delle sezioni 295A e 295C del codice penale pakistano e la pratica è passata sotto la competenza del giudice distrettuale di Chakwal, Sajid Awan. L’avvocato difensore, Chaudhry Akthar Mehmood, ha dichiarato:”Il mio cliente ha implorato la corte giurando di non aver mai nemmeno pensato un atto che possa ritenersi blasfemo”. |
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| INDIA: NUOVA CONDANNA A MORTE PER OMICIDIO |
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| 30 gennaio 2012: l’Alta Corte di Gauhati, in India, ha nuovamente emesso la condanna a morte per omicidio a carico di Mahendra Das, dopo aver mantenuto il riserbo sul verdetto per una settimana, respingendo la richiesta di quest’ultimo di convertire la pena capitale in ergastolo.
L’imputato è tuttavia deciso a portare nuovamente il caso di fronte alla Corte Suprema.
Mahendra, nella sua richiesta scritta, aveva pregato la corte di convertire la sua condanna a morte con il carcere a vita dal momento che ha già scontato 14 anni in prigione aspettando l’esito della sua domanda di clemenza.
Il 24 aprile del 1996 Mahendra Das avrebbe decapitato Harakanta Das nel quartiere Fancy Bazar e si sarebbe arreso alle forze dell’ordine mentre aveva ancora con sé la testa della vittima.
Si trova in carcere dal 1997.
Un tribunale ha ordinato la sua esecuzione nel 1998. |
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| IRAN: DUE IMPICCATI PER DROGA |
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| 29 gennaio 2012: due prigionieri sono stati giustiziati in Iran per traffico di droga.
I due, identificati solo come "M. J. " (49 anni) e "H. A." (47) sono stati impiccati nella prigione di Semnan, nel nord del Paese. Erano stati riconosciuti colpevoli del traffico rispettivamente di più di 1,1 kg di eroina e 6,18 kg di eroina. Le accuse non sono state confermate da alcuna fonte indipendente. |
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| SIRIA: GIUSTIZIATO DISSIDENTE |
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| 29 gennaio 2012: l'Associazione siriana per la Difesa dei Diritti Umani ha affermato che i soldati della forza di intelligence dell’aeronautica hanno eseguito la condanna a morte tramite fucilazione contro il dissidente dell'esercito Hussein Harmoush. L'associazione ha detto che la notizia della esecuzione proviene da fonti militari siriane e ha chiesto alle autorità di consegnare il suo corpo alla famiglia per la sepoltura.
Harmoush era apparso in un video nel giugno 2011 denunciando il suo governo e invitando commilitoni a ribellarsi.
Il 29 agosto, Harmoush era scomparso da un campo profughi dove aveva vissuto in Turchia. Era poi riapparso sulla televisione siriana, contraddicendo le sue precedenti dichiarazioni e dicendo che "durante il mio servizio nell'esercito siriano, nessuno mi ha ordinato di sparare sui civili”. |
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| EMIRATI: DUE AFGHANI CONDANNATI A MORTE PER OMICIDIO |
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| 30 gennaio 2012: la Corte di Cassazione di Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, ha confermato le condanne a morte di due cittadini afghani riconosciuti colpevoli dell’omicidio premeditato di una prostituta, uccisa nel febbraio 2010 con 23 coltellate.
I due condannati sono stati identificati come Ismail Haji Taher, 30 anni, e Mohammad Ahmad Nadhar Allah, 40 anni.
I procuratori hanno detto che Taher e Mohammad hanno comprato due coltelli del valore di 26 dirham, con i quali hanno ucciso la donna uzbeka, una volta compiuto l’omicidio hanno derubato la vittima di 600 dirham, di un telefono cellulare e un lettore dvd.
Il caso fu portato per la prima volta dinanzi al tribunale di primo grado di Dubai nel giugno 2010. Gli imputati furono condannati a morte.
Nell’aprile 2011, la corte d’appello confermò la condanna a morte di Taher e Mohammad.
Nell’agosto 2011, la Corte di Cassazione annullò la pena capitale e ordinò al giudice della corte d’appello di celebrare un nuovo processo. Il giudice della corte d'appello, ancora una volta, condannò a morte gli imputati nel dicembre 2011.
Il Presidente della Corte di Cassazione, Nabil Riyadh Mohammad, ha confermato la pena capitale per Taher e Mohammad, che si prevede sarà eseguita tramite fucilazione non appena la sentenza di morte sarà approvata dal Sovrano.
Nel corso dei processi gli imputati si sono dichiarati innocenti, affermando che non avevano intenzione di uccidere la vittima. Hanno confessato che la loro intenzione era quella di derubarla.
Mohammad si è difeso in tribunale dicendo: ”volevo solo rubare le sue cose, abbiamo lottato e involontariamente l’ho uccisa. Non ho premeditato l’omicidio.”
Anche Taher ha negato l’accusa di omicidio premeditato.
La polizia degli Emirati ha affermato che gli imputati hanno rinchiuso la vittima, dopo averla uccisa, nel bagno del suo appartamento e di essere successivamente scappati. Gli imputati si dichiarano innocenti anche dinanzi a queste accuse.
Il capitano della polizia ha affermato di aver arrestato gli afghani a Sharjah dopo averli identificati dalle telecamere di sorveglianza del negozio dove hanno comprato i coltelli. |
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Questa pubblicazione è stata realizzata nell'ambito di un progetto cofinanziato dalla Cooperazione italiana. Tuttavia le opinioni qui espresse sono imputabili soltanto a Nessuno tocchi Caino e non possono in alcun modo essere considerate rappresentative delle posizioni ufficiali della Cooperazione italiana.
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Direttore: Elisabetta Zamparutti
Caporeddattore: Alessandro Barchiesi
Redazione: Valerio Fioravanti, Gaia Rosini
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