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giovedì 2 febbraio 2012

Hands Off Cain Daily eNewsletter - IRAQ: GIUSTIZIATE 17 PERSONE IN UN GIORNO

 
 
Daily newsletter sulla pena di morte nel mondo
  Pubblicato in
 
In questo numero: 2 febbraio 2012, anno 11, n. 24
 
  • IRAQ: GIUSTIZIATE 17 PERSONE IN UN GIORNO
  • BOTSWANA: IMPICCATO PER OMICIDIO
  • YEMEN: ESECUZIONE DI DUE OPPOSITORI
  • IRAN: GIUSTIZIATO PER DROGA
  • GIAPPONE: OGAWA, ‘AUTORIZZARE ESECUZIONI È MIA RESPONSABILITÀ’
 
 
IRAQ: GIUSTIZIATE 17 PERSONE IN UN GIORNO

1 febbraio 2012: il Ministro della Giustizia iracheno ha reso noto che 17 persone sono state messe a morte ieri, portando ad almeno 51 il numero dei giustiziati dall’inizio dell’anno.
“Il Ministero della Giustizia ha fatto eseguire le condanne a morte di 17 persone riconosciute colpevoli di terrorismo e altri crimini… martedì (31 gennaio)”, è scritto nel comunicato.
“Il Ministero prosegue nel far eseguire le pene nei confronti di criminali, in base alla legge e alla Costituzione”, ha detto il ministro della Giustizia Hassan al-Shammari.
Lo scorso mese, il portavoce del ministero Haidar al-Saadi ha reso noto essere 34 le persone giustiziate in Iraq fino a quel momento, incluse due donne e un cittadino siriano. In tutto il 2011 sono state 68 le persone giustiziate, inclusi tre stranieri e tre donne irachene.
Le Nazioni Unite stimano in più di 1.200 le persone condannate a morte in Iraq dal 2004. Sul numero dei giustiziati non ci sono cifre complessive.
 

BOTSWANA: IMPICCATO PER OMICIDIO
Zibani Thamo
Zibani Thamo
31 gennaio 2012: le autorità del Botswana hanno impiccato Zibani Thamo, un detenuto finito nel braccio della morte per omicidio.
In un comunicato, il Dipartimento delle prigioni ha confermato che l'esecuzione è avvenuta di mattina, ma non ha detto chi l'ha effettuata e dove il corpo è stato sepolto, anche se è risaputo che sono le guardie carcerarie a portare a termine l'esecuzione e che la sepoltura avviene normalmente nel complesso carcerario.
Thamo è stato condannato per l'omicidio della sua fidanzata, Dube Sihle, avvenuto nel 2007.
L'Alta Corte di Francistown ha appurato che Thamo aveva mutilato la sua ragazza e sparso i suoi pezzi lungo la riva del fiume Tati. Era stato condannato a morte nel marzo 2011 e aveva immediatamente fatto ricorso alla Corte d'appello che a settembre aveva confermato la condanna.
Dopo la sua esecuzione, restano tre condannati nel braccio della morte: Modise Tlhokamolelo, Mangombe Tadubane e Gatlhalosamang Gaboakelwe.
 

YEMEN: ESECUZIONE DI DUE OPPOSITORI

31 gennaio 2012: due oppositori yemeniti, Khalid Nahshal e Abdu Nahshal, sono stati giustiziati in un caso politico.
Gli imputati erano fra le 32 persone accusate di aver ucciso un funzionario del governo durante le elezioni presidenziali del settembre 2006, in uno scontro a fuoco tra un gruppo di uomini armati fedeli al presidente Ali Abdullah Saleh e coloro che hanno sostenuto il candidato dell'opposizione Faisal Bin Shamlan.
L'alleanza yemenita dei principali partiti d'opposizione ha condannato l'esecuzione. Il portavoce del Joint Meeting Parties (JMP), Abdu Al-Odaini, ha detto che l'esecuzione di Khalid Nahshal e Abdu Nahshal era una rappresaglia politica per il loro sostegno al candidato dell'opposizione alle elezioni presidenziali del 2006. Il JMP aveva chiesto al vice presidente Abdu Rabu Mansour Hadi di sospendere l’esecuzione, sottolineando che si trattava di un caso politico che doveva essere incluso nella legge sull’immunità varata a beneficio del presidente Saleh.
"Khalid Nahshal e Abdu Nahshal sono stati giustiziati per una decisione politica, non per una sentenza giudiziaria", ha detto Abdul-Rahman Barman, direttore esecutivo di Hood, organizzazione umanitaria yemenita. Secondo Barman, il presidente Ali Abdullah Saleh e i suoi seguaci hanno esercitato pressioni sulla magistratura perché emettesse una sentenza così ingiusta, alla fine di un processo nel quale non sono state rispettate le regole giudiziarie di base, dove i testimoni non sono stati messi in grado di testimoniare al processo e sono stati picchiati e aggrediti. "Questo processo è stato ispirato dalla rappresaglia politica e dalla legge della giungla, mancando di trasparenza e giustizia".
 

IRAN: GIUSTIZIATO PER DROGA


30 gennaio 2012: un prigioniero è stato impiccato di mattina nel carcere di Zanjan, nell’Iran occidentale.
In base all’agenzia di stampa ufficiale Fars l’uomo, che non è stato identificato, era stato accusato di traffico di droga e condannato a morte dal tribunale rivoluzionario di Abhar.
 

GIAPPONE: OGAWA, ‘AUTORIZZARE ESECUZIONI È MIA RESPONSABILITÀ’
Il ministro della Giustizia Toshio Ogawa
Il ministro della Giustizia Toshio Ogawa
1 febbraio 2012: Toshio Ogawa è il primo ministro della Giustizia a sostenere tacitamente la pena di morte da quando il Partito Democratico del Giappone è giunto al potere nel settembre 2009 e non ha alcuna intenzione di entrare nel dibattito sull’eliminazione della pena capitale.
Secondo Ogawa, il gruppo di studio sull’ipotesi abolizionista ha esaurito le questioni su cui discutere, dal momento che il mantenimento o meno della pena di morte era stato discusso approfonditamente prima dell’insediamento del gruppo di studio (nel settembre 2010 ad opera dell’allora ministro della giustizia Keiko Chiba).
“Non ha fornito alcuna nuova opzione ed è una perdita di tempo ascoltare le stesse opinioni”, ha detto Ogawa ai giornalisti lo scorso 23 gennaio.
“Siamo stanchi di discutere e ora stiamo compilando le opinioni, e faremo un annuncio quando ogni cosa sarà terminata”, ha detto il Ministro.
Ogawa, che in passato è stato giudice, procuratore e avvocato prima di diventare deputato, ha ricoperto la carica di vice ministro della Giustizia per un anno fino allo scorso settembre nell’amministrazione di Naoto Kan.
Chiba, che firmò due ordini di esecuzione nonostante le sue convinzioni personali, istituì il gruppo di studio perché voleva un dibattito pubblico sulla pena di morte.
Ogawa ha ribadito essere sua responsabilità come Ministro della Giustizia quella di autorizzare esecuzioni.
“Non vorrei farlo, ma rientra tra i compiti del Ministro della Giustizia. Con 130 prigionieri nel braccio della morte e l’85% della pubblica opinione favorevole alla pena capitale, non firmare ordini di esecuzione sarebbe inammissibile”, ha detto.
La frequenza delle impiccagioni varia in Giappone in funzione del Ministro della Giustizia in carica.
Ci sono state due esecuzioni nel 2010, sette nel 2009, 15 nel 2008, nove nel 2007 e quattro nel 2006.
Ogawa ha dichiarato di non aver mai escluso la firma per autorizzare impiccagioni nel corso delle sessioni della Dieta. Generalmente, i passati Ministri della Giustizia hanno evitato esecuzioni durante le sessioni legislative, per evitare possibili critiche da parte di deputati.
Ogawa si è detto neutrale circa l’ipotesi di introdurre pene alternative, come l’ergastolo senza condizionale.
“Penso che sarebbe estremamente doloroso se i condannati non avessero la possibilità di libertà condizionale. Potrebbero cedere alla disperazione. D’altra parte, il carcere è meglio della morte”, ha detto.
 

 
 
Questa pubblicazione è stata realizzata nell'ambito di un progetto cofinanziato dalla Cooperazione italiana. Tuttavia le opinioni qui espresse sono imputabili soltanto a Nessuno tocchi Caino e non possono in alcun modo essere considerate rappresentative delle posizioni ufficiali della Cooperazione italiana.

Direttore: Elisabetta Zamparutti
Caporeddattore: Alessandro Barchiesi
Redazione: Valerio Fioravanti, Gaia Rosini
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Sans peur et sans reproches sous les bombes lacrymogènes, le 9 janvier 2009 (REUTERS/John Kolesidis).

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The dog stood guard over a line of protesters in December when students took to the streets to protest against a plan for policing at universities (Aris Messinis/AFP/Getty Images).

༄ Romanticismo

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[Caspar David Friedrich, Viandante sul mare di nebbia, 1818, Amburgo, Kunsthalle]

[Vittorio Matteo Corcos, Sogni, 1896, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna]

༄ Pentiti di lusso. Ovverosia, Se non vivi come pensi, finirai col pensare come vivi. Anche

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“E nel periodo del cosiddetto ‘riflusso’ – come si disse con metafora mestruale azzeccata per una generazione già definita come ‘proletariato biologico’ – ho potuto osservare che i più furbi, gettato il colletto alla Mao alle ortiche, occuparono poi i migliori posti nelle Università, nelle televisioni e nelle amministrazioni pubbliche e private, e si comprarono la Bmw e la cocaina tipica dei ‘tossici integrati’ degli anni Ottanta, in attesa di collegarsi via Internet e gettarsi a capofitto nella superstrada dell’informazione, nel sogno di una supposta o suggerita comunicazione globale o liberazione tramite costose protesi elettroniche. Questo mentre i più stupidi fra quelli che volevano dare l’assalto al cielo finivano in cura dai guru per una buona terapia a prezzi popolari; e i più poveri finivano in cessi insanguinati, con l’ago nella pancia, in qualche angolo della metropoli rischiarato d’irrealtà. Non so se quella sessantottina sia la peggiore generazione di egoisti, di pentiti e di opportunisti e psicopompi che l’Italia abbia mai conosciuto. So però che volevano mandare al potere l’immaginazione, la loro immaginazione. E che molti han dovuto vedere le proprie buone intenzioni rovesciarsi in cattivi effetti. Che li consoli un po’ di buona letteratura. Kafka, per esempio: ‘Non ci fa tanto male ricordare le nostre malefatte passate, quanto rivedere i cattivi effetti delle azioni che credevamo buone’. […] E’ qui, a Milano trent’anni dopo, che inciampo ancora nel corpo del mio essere sociale, lo rivolto con la punta del piede e lo trovo splendidamente decomposto. Al punto giusto per ritornare verso le portinerie delle case dalle finestre munite di solide inferriate e lampeggianti segnali pronti a dare ancora l’allarme; e i videocitofoni e gli orologi e le telecamere agli angoli di certe strade del centro con le banche vigilate notte e giorno; e poi le scale e gli uffici delle amministrazioni e delle Ussl disinfettate all’alba, tutti i santi giorni, con impiegate in preda a sogni agitati ‘un attimino’ e burocrati, leghisti di mezza età o ex-compagni di un tempo sopravvissuti a tutti i cambiamenti, anche a Tangentopoli, seduti su poltroncine in pelle, anche umana, girevoli, che ti offrono un sigaro con un sorriso brillante come un getto di napalm…”, GIANNI DE MARTINO, I CAPELLONI, CASTELVECCHI, ROMA 1997.

༄ Fernanda Pivano & Allen Ginsberg

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Maghi della trasformazione socioculturale del Pianeta, libertà antidenaro anticompetizione antipotere antirazzismo anticonsumo antialienazione antinazionalismo antimilitarismo antiviolenza antiviolenza antiviolenza nella guerra nella società nelle istituzioni. (Incensi a Shiva e a Vishnu, incensi a tutti i morti e a tutti i vivi da sempre, incensi ai malati di cancro e di lebbra, incensi ai malati di pazzia e alienazione, incensi ai maghi guaritori di consapevolezze senza speranze).

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༄ La mia risposta all'invito, di François Guizot, liberale. s.f.

༄ Woodstock 1969

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"If I had to sum up the Woodstock experience I would say it was the first attempt to land a man on earth. [...] I'm flying high on adrenalin, excitement, no sleep, rock music, and pot. Using what I can find flying around, I write out every word by hand. The book is drawn and sung as much as it is written in an attempt to recapture the mess that was up in Woodstock and out there in the Pig Nation. I try to open the door to the mess that is in my head and yours...", Abbie Hoffman, Woodstock Nation.

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"The Beatles were the complete artist, complete vision, designed the whole package. The songs, the words, sang it, lived it. And there were four of them, and they were all very different, so it was a collective experience, communal art. That was important, and their playful attitude about whatever they did. We liked the idea of collapsing dichotomies between work and play, between what the straight Left would call serious struggle for social change, and play. If you're fighting for liberation, why shouldn't you enjoy it? If you crack some barriers made by the imprinting system of the acculturation process, it's sort of like removing the shades of bullshit that have been layered over your head. And it's a good feeling. So, in a way, the Beatles were messengers of a kind of truth. A new truth. A new way that we could all relate together", Abbie Hoffman (Ken Jordan, "I know we won". Abbie speaks - Reality Sandwich, may 7, 2007)

༄ Surréalistes


« Le surréalisme repose sur la croyance à la réalité supérieure de certaines formes d'associations négligées jusqu'à lui, à la toute-puissance du rêve, au jeu désintéressé de la pensée. Il tend à ruiner définitivement tous les autres mécanismes psychiques et à se substituer à eux dans la résolution des principaux problèmes de la vie [...] », André Breton « Manifeste du surréalisme », 1924, in « Œuvres complètes, tome 1 », Gallimard, Bibliothèque de La Pléiade, Paris, 1988, page 328 --- « Nous n'acceptons pas les lois de l'Économie ou de l'Échange, nous n'acceptons pas l'esclavage du Travail, et dans un domaine encore plus large nous nous déclarons en insurrection contre l'Histoire. », tract La Révolution d'abord et toujours, août 1925

༄ Arturo Schwarz, da Il Surrealismo, una filosofia della vita

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Un giorno mi è stato chiesto se il Surrealismo potesse essere italiano. Il Surrealismo non può essere italiano, così come non può essere francese, belga, tedesco o spagnolo. Dare al Surrealismo un luogo d’elezione geografico è già negarlo. Di che nazionalità era il primo surrealista, l’uomo che inventò la ruota? Essere surrealisti significa, in primo luogo, essere anarchici, con tutto ciò che il termine comporta, e cioè pura rivolta cosciente, rifiuto di ogni principio di autorità, di ogni sistema, di ogni gerarchia, di ogni violenza. Il Surrealismo, ricordiamolo, è amore, poesia, rivoluzione. Al pari del poeta, dell’innamorato, dell’alchimista, il surrealista è un paria, un solitario, anche quando milita in un gruppo, e allora lo stesso gruppo è un gruppo emarginato, fuori dal sistema, del quale nega le regole del gioco. La solitudine del surrealista è quella di Nietzsche e di Stirner, dove il confine tra solitudine ed egoismo è difficile da ritrovare. Perché l’amore del prossimo è operante solamente nella misura in cui il prossimo si ritrova nel Sé.. L’amore del Sé è il presupposto alla consapevolezza del Sé, e capire se stessi significa capire e amare l’altro. La trasformazione della società passa necessariamente dalla trasformazione dell’individuo; pensare l’inverso significa collocarsi in una prospettiva cattolica o marxista, per cui la felicità non è mai una realtà da conquistare per sé, ma una promessa per altri che dovrebbe realizzarsi in un ipotetico futuro, a patto, evidentemente, che si accetti di rinunciare oggi a quello che ci viene promesso per domani, esattamente come l’oste il cui cartello precisa: “Domani si fa credito”. L’egoismo del surrealista è individualismo - nel senso etimologico primo della parola “individuo” (in-dividuus), e cioè in-diviso: il surrealista aspira alla totalità, lotta per incarnare la lettera e lo spirito della rivoluzione, per essere verbo e azione, per conciliare il sogno e la realtà. Sui muri della Sorbonne una mano anonima aveva tracciato nel ’68: “Prendo i miei desideri per realtà perché credo nella realtà dei miei desideri”. Più che di Surrealismo - il termine implica già il concetto di scuola, di movimento organizzato - si dovrebbe parlare di surrealisti, o, meglio ancora, di spirito surrealista, così come si parla di spirito anarchico. Allora la domanda si formulerebbe in questi termini: possono esserci surrealisti italiani? Questa domanda mi ricorda il vecchio paradosso: “tutti i cretesi sono mentitori”.. Sono italiano e mi ritengo surrealista e anarchico. E non sono l’unico a esserlo. In Italia hanno operato e operano poeti e artisti che si richiamano al Surrealismo. Ricordo una conversazione con André Breton: egli pensava che non potesse esserci un Surrealismo italiano; i fatti e i tempi giustificavano questo pessimismo. Non esistevano in Italia né i precedenti letterari - il Romanticismo - né i precedenti storici - il primo atto dell’89 fu di tranciare le due teste dell’autoritarismo: nobiltà e clero. Quando il Surrealismo si sviluppava in Europa, l’Italia era ancora immersa nella notte onnivora del medioevo. Fascismo e clero soffocavano sul nascere ogni velleità libertaria. Almeno due generazioni furono inghiottite dalle tenebre dense quanto bastava per trattenere il sole dall’altra parte della terra, per ostacolare il sorgere della consapevolezza solare, premessa e condizione di ogni attività surrealista. Ricollocato in un contesto storico, il Surrealismo è l’espressione contemporanea della corrente nera del Romanticismo. Alberto Savinio scrisse un giorno amaramente: “Le correnti del Romanticismo hanno seguito in Europa l’itinerario delle cicogne. Nei loro viaggi periodici dall’Europa all’Africa e viceversa, le cicogne attraversano la Francia da una parte e la Penisola Balcanica dall’altra, ma, o non sorvolano affatto l’Italia, o la sorvolano in un numero molto ristretto” (citato a memoria). Ma se fossi una cicogna, come potrei difendermi in viaggio dall’impressione perniciosa che non mi sto dirigendo dove vorrei? (Breton). E questo ci aiuta a capire che il sillogismo del filosofo greco, “tutti i cretesi sono bugiardi”, non è paradossale quanto sembra. Le eccezioni confermano la regola. Il surrealista, che è l’Unico (nel senso di Stirner), nasce in qualsiasi situazione perché egli è il Ribelle per antonomasia. Ascolta il suono della luce che cambia. Surrealismo e Dadaismo sono gli unici movimenti dell’avanguardia storica che siano nati non per impulso dei pittori ma dei poeti: di poeti che erano teorici anche della pittura. Per i surrealisti e i dadaisti l’arte andava intesa come attività totale, sottratta alla distinzione di arte e vita, alla divisione del lavoro, all’opposizione di teoria e prassi, sogno e veglia ecc. Ricordiamo una delle più citate “insegne” del Surrealismo, quel verso di Lautréamont per cui “la poesia deve essere fatta da tutti e non da uno” (Lautréamont 1870, p. 119, trad. it. p. 327). Breton aveva fatto suo il materialismo esoterico della filosofia alchimistica. Per il Surrealismo la bellezza è ovunque. Questo atteggiamento ottimista è proprio del rivoluzionario. L’ottimismo dei surrealisti era pari alla disperazione per l’infamia dell’ordine sociale esistente. Alla domanda cosa resta del Surrealismo oggi, risponderei: tutto. Non ho in mente arte o poesia, cinema e teatro, fotografia o libri. Penso a una filosofia della vita, a uno stato d’animo, a una morale, una purezza, un bisogno di libertà.. Come dalla nozione di lotta di classe o di inconscio, dal Surrealismo non si può tornare indietro: col Surrealismo, qualcosa è successo per sempre. La rivolta, per la sua stessa natura, rifiuta ogni filiazione; non ci si bagna due volte nello stesso fiume, Breton è il primo a ricordarlo: “A venti o venticinque anni la volontà di lotta si definisce in relazione a ciò che si trova attorno a sé di più offensivo, di più intollerabile. Sotto questo aspetto, la malattia che il mondo manifesta oggi differisce da quella manifestata durante gli anni Venti. In Francia, per esempio, lo spirito era allora minacciato di congelamento, mentre oggi è minacciato di dissoluzione. Non si erano ancora prodotte tutte le incrinature che colpiscono sia la struttura del globo che la coscienza umana (penso all’antagonismo irriducibile dei due ‘blocchi’, ai metodi totalitari, alla bomba atomica). È del tutto evidente che una simile situazione richiede da parte della gioventù di oggi reazioni diverse da quelle cui ha potuto portarci un’altra situazione, nella nostra gioventù” (Breton 1952, p. 197). Le opzioni fondamentali del Surrealismo conservano tutta la loro carica eversiva perché esprimono le aspirazioni più profonde dell’uomo. Queste aspirazioni non cambiano ogni vent’anni, o venti secoli. Breton può quindi a buon diritto sostenere che la nascita di un movimento più emancipatore non infirma “in nulla le tesi fondamentali del Surrealismo sui piani della poesia, della libertà, dell’amore. Quello che deve essere ripensato in funzione di dati interamente nuovi è il problema sociale. In questo senso - e non può essere che a titolo d’indicazione di ciò che mi sembra giusto - ricordo che non ho avuto paura di tornare indietro oltre Marx e di preconizzare nella mia Ode à Charles Fourier un riesame di ciò che resta vivo nella sua opera” (cit. in Breton 1952, p. 197). Il Surrealismo, “nato da un’affermazione di fede senza limiti nel genio della gioventù” (Breton 1945, p. n.n.), ha visto riaffermare, proprio dalla gioventù, nelle giornate del maggio 1968, le sue opzioni fondamentali. Breton se n’era andato da poco più di un anno, eppure la sua presenza tra i giovani era più reale di quella di qualsiasi altro rivoluzionario. Questa mostra vuole essere anche un omaggio al pensiero e alle scelte di André Breton, lo straordinario veggente che Marcel Duchamp ricordò con queste parole: “Breton amava come un cuore batte. Era l’amante dell’amore in un mondo che crede alla prostituzione [...]. Egli ha incarnato per me il più bel sogno di giovinezza di un momento del mondo” (Parinaud 1966, trad. it. 1967, p. 46).

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