Lello Voce
La poesia nasce prima dei poeti. La poesia nasce nel mondo, non prima del mondo, anche se poi, per prima, si affanna a cercare un codice per rendere comprensibile il mondo.
C’è poesia ben prima che si abbia notizia di qualsiasi poeta, se è vero, ed è vero, che essa è il medium più antico che l’uomo conosca per la trasmissione dell’informazione non genetica. E forse era a qualcosa del genere che si riferiva già il Vico, nella sua Scienza nuova, quando discorreva della lingua poeticissima delle origini.
Né la poesia può fare a meno del mondo, a meno di non voler sparire… La poesia nasce insieme alla comunità.
La stessa tradizione lirica, quella di più stretta osservanza petrarchista, non potrà fare a meno di concordare sul fatto che la grande confessione (e l’esercizio di pentimento e autocontrizione) del Canzoniere ha senso soltanto a partire dalla sua dimensione «pubblica», poiché nessuna confessione ha effetto senza un orecchio che ne sia in ascolto, ogni confessione è la messa in scena del peccato, e pretende il suo pubblico. [continua a leggere…]
La poesia nasce prima dei poeti. La poesia nasce nel mondo, non prima del mondo, anche se poi, per prima, si affanna a cercare un codice per rendere comprensibile il mondo.
C’è poesia ben prima che si abbia notizia di qualsiasi poeta, se è vero, ed è vero, che essa è il medium più antico che l’uomo conosca per la trasmissione dell’informazione non genetica. E forse era a qualcosa del genere che si riferiva già il Vico, nella sua Scienza nuova, quando discorreva della lingua poeticissima delle origini.
Né la poesia può fare a meno del mondo, a meno di non voler sparire… La poesia nasce insieme alla comunità.
La stessa tradizione lirica, quella di più stretta osservanza petrarchista, non potrà fare a meno di concordare sul fatto che la grande confessione (e l’esercizio di pentimento e autocontrizione) del Canzoniere ha senso soltanto a partire dalla sua dimensione «pubblica», poiché nessuna confessione ha effetto senza un orecchio che ne sia in ascolto, ogni confessione è la messa in scena del peccato, e pretende il suo pubblico. [continua a leggere…]
Aurelio Sainz Pezonaga
Per il 15M la non-rappresentanza non è che il principio. Questa affermazione, bisogna riconoscerlo, è attraversata da una strutturale ambiguità: perché il principio è l’inizio nel tempo, ed effettivamente il 15M inizia dichiarando che i politici non ci rappresentano, ma il principio può essere inteso anche come un tratto caratteristico del 15M. Il «non ci rappresentano» in questo caso è una presa di posizione che definisce il carattere di rottura del movimento, la distanza e la novità rispetto al modo in cui la politica ha funzionato fino a oggi. Si può aggiungere ancora che la non-rappresentanza non è altro che il principio, nel senso che si tratta solo di un gesto di rifiuto, semplice indizio di un esodo, di per sé in grado appena di produrre qualche conseguenza reale. E infine è solo il principio proprio per la sua ambiguità, perché il «non ci rappresentano» è una parola d’ordine tanto vaga che quasi non significa nulla.Ciononostante, per uno di quei paradossi dell’immaginario, benché sembri vuoto, il «non ci rappresentano» in realtà è pieno, stracolmo dei molti e diversi modi di intendere il rapporto tra la cittadinanza e il sistema dei partiti in seno al movimento. In modo che, trattandosi di una presa di posizione fondamentale per il 15M, quel «non ci rappresentano» può significare sempre troppe cose. Conviene allora passare in rassegna almeno alcune di esse, senza pretendere di abbracciare uno spazio che eccede le nostre capacità, alla ricerca però di qualche indicazione utile a orientarci in questo vuoto così affollato. [continua a leggere…]

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